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Il giudice istruttore, con l’ordinanza di nomina del consulente [191 c.p.c.], assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico [91, 145, 146 disp. att.] (1).
Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell’articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice, partecipa all’udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l’autorizzazione del presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche (2)(3).

Note

(1) Il termine per la nomina del consulente tecnico di parte ha natura ordinatoria (art. 154 del c.p.c.). Qualora il giudice non abbia indicato alcun termine, si ritiene che le parti potranno nominare i propri consulenti fino a quando il c.t.u. non abbia iniziato le operazioni peritali.

(2) La scelta di avvalersi di una consulenza tecnica di parte è lasciata alla discrezione della parte, che può comunque partecipare alle operazioni peritali per mezzo del proprio difensore, nonché esprimere ogni opportuna valutazione sull’indagine svolta dal c.t.u. Addirittura, la parte che abbia la competenza professionale per farlo, potrà svolgere la funzione di consulente tecnico di parte nel proprio interesse.
Il consulente di parte, quindi, si limita a coadiuvare la parte redigendo – presumibilmente con maggiore competenza tecnica della stessa o del suo difensore – una relazione scritta, un atto difensivo privo di autonomo valore probatorio. Eventuali ammissioni di fatti sfavorevoli contenute nella relazione del consulente di parte sono prive di valore confessorio, mancando ogni vincolatività per la parte rappresentata.
(3) Tra la parte e il proprio consulente tecnico viene stipulato un contratto di prestazione d’opera intellettuale (art. 2230 del c.c.). Pertanto, il compenso è dovuto all’esperto anche in caso di esito negativo della controversia.
In ogni caso, comunque, le spese della consulenza di parte, al pari di quelle della consulenza di ufficio, vanno poste a carico della parte soccombente in giudizio: il giudice potrà liquidarle anche in misura inferiore a quanto effettivamente percepito dal consulente, se dovesse ritenere il compenso pattuito eccessivamente oneroso.