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Il Consulente Tecnico di Parte e il Consulente d’Ufficio

Chi è il Consulente Tecnico di Parte (CTP)?

Il Consulente Tecnico di Parte è una figura professionale che va assumendo sempre maggiore importanza nei processi civili e penali, come si può ben vedere dalle cronache mass-mediatiche dei casi più eclatanti.
Nell’ambito dei procedimenti, civili o penali, le perizie del Consulente rappresentano spesso la chiave di volta dell’intero dibattimento processuale, svolgendo un importante ruolo, specialmente laddove l’esito della Causa è legato alla corretta valutazione di aspetti di natura squisitamente tecnica.
Per queste ragioni, essere rappresentati da un Consulente Tecnico di Parte con capacità e conoscenze adeguate è condizione essenziale per vedere accolte le proprie tesi dal CTU, in primo luogo, e dal Giudice, allo scopo di giungere ad una sentenza favorevole.
Nell’ordinamento processuale penale italiano vige, prevalentemente, il sistema accusatorio, che tende a mettere su un piano paritario di facoltà e diritti la posizione, inevitabilmente contrapposta, tra accusa e difesa davanti al giudice, il quale si deve sempre trovare in una posizione di assoluta imparzialità.
Attualmente ritroviamo questo sistema nel diritto processuale statunitense, al quale si è ispirata la legge 397/2000, nonché la riforma dell’art. 111 della  Costituzione, che ha introdotto il principio di parità tra accusa e difesa attraverso il cosiddetto “giusto processo”.
In tale contesto, è l’accusa che promuove l’azione penale nella fase delle indagini pre-processuali, incombendo su di essa la prova della reità, mentre all’avvocato della difesa spetta la tutela l’imputato mediante la contestazione delle prove di colpevolezza e attraverso la produzione di prove a discarico.
Infatti, caratteristica peculiare su cui è incentrato il nostro sistema di procedura penale è l’assenza di prove precostituite e l’oralità della loro assunzione durante il dibattimento.
Quindi, a norma della legge 397/2000 (disposizioni in materia di indagini difensive), il difensore ha facoltà di svolgere indagini, di natura investigativa e preventiva, a favore del proprio assistito nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo VI-bis del c.p.p. (art. 327-bis, attività investigativa del difensore). Il comma 3 dello stesso articolo estende il conferimento dell’incarico professionale, che deve risultare da atto scritto, al Consulente di Parte o ad un Investigatore Privato, soprattutto nei casi in cui siano necessarie specifiche competenze tecniche.
Inoltre, l’avvocato può conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa, sia acquisendo notizie direttamente, sia incaricando, anche in questo caso, un Investigatore Privato Autorizzato o un Consulente Tecnico di fiducia.
In particolare, il Consulente Tecnico di Parte, (CTP) è l’esperto al quale una delle parti in causa conferisce l’incarico peritale, quale soggetto competente in uno specifico settore, ovvero nel ramo tecnico/scientifico pertinente alla causa stessa.
Il CTP ha anche il compito, nell’interesse di una delle parti, di affiancare il Consulente Tecnico di Ufficio, (CTU) nell’espletamento del suo incarico, formulando osservazioni a supporto o critica dei risultati ai quali il Perito del Giudice sarà giunto e provvedendo alla redazione di contro-deduzioni nelle quali indicherà le proprie conclusioni.
Mi sono riferito, a proposito dell’incarico professionale del CTP, a “una delle parti in causa” poiché, nel rito penale, anche il P.M. è una delle parti del processo e precisamente l’accusa. Come tale, ha facoltà di incaricare un suo Consulente di Parte che viene indicato come Perito del Pubblico Ministero.

Quando e a quale scopo le parti ricorrono alla prestazione professionale di un CTP?

Ovviamente quando si ravvisi la necessità di una consulenza, riguardante la materia del contendere, fondata su particolari cognizioni tecnico-scientifiche di cui il consulente stesso ha accertata competenza, conoscenza e professionalità, esperienza e pratica.
Pertanto, è fondamentale il rapporto di fiducia tra il committente e chi fornisce consulenza, fondato sulla notorietà del perito o sui titoli accademici e professionali che egli possiede.
Nell’ambito del suo operato, il CTP deve rispettare i principi stabiliti dal proprio codice deontologico e gli opportuni criteri di correttezza professionale, legalità e moralità, operando con spirito di autonomia non subordinato alle volontà del legale dal quale ha ricevuto l’incarico.
A mio sommesso parere, quella presa d’atto formale con la quale il Consulente del Giudice presta giuramento di “bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di far conoscere al Giudice la verità”, è estensibile anche all’etica del Consulente di Parte.
La configurazione specialistica, propria dell’intervento tecnico cui egli è chiamato, pur essendo di parte, non deve significare assumere un atteggiamento “partigiano” poiché le conoscenze scientifiche sulle quali si fonda il lavoro peritale non possono essere confinanti con un “aggiustamento” della verità che diverrebbe così, inevitabilmente, parziale.
Va sottolineato che, in questo contesto, il Consulente non è un semplice raccoglitore di prove a carico/discarico. La consulenza tecnica, infatti, non è un mezzo di prova, ma serve solo a chiarire i fatti indicati dalle parti.
E’ sempre auspicabile che l’avvocato della difesa interagisca con il proprio Consulente Tecnico esprimendogli le sue necessità legali, allo scopo di far coincidere al meglio l’elaborato peritale con gli aspetti di maggior rilevanza giuridica. Il Consulente, dal canto suo, dovrà informarlo in che misura la verità scientifica e le esigenze giuridiche possano coniugarsi, avviando così uno scambio di vedute intorno alle esigenze reciproche.
In pratica l’avvocato ed il consulente trasmetteranno al Giudice la propria visione, parziale, dei fatti. Nel processo civile il Giudice, a sua volta, nella ricerca della verità, incaricherà, se lo ritiene opportuno, un suo esperto di fiducia, il Consulente d’Ufficio (CTU), che dovrà comunicargli, stavolta in modo imparziale, la sua visione dei fatti.
Al contrario del Consulente Tecnico d’Ufficio, il Consulente di Parte non è tenuto a prestare giuramento ed ha ampia facoltà di accettare, rifiutare o rimettere l’incarico in ogni momento. E’ inoltre esonerato dall’obbligo di cooperare con l’autorità giudiziaria avendo libertà di atti e prestazioni con il solo limite nel divieto di ostacolare illegittimamente l’attività del CTU.